Sin dai tempi più antichi, data la posizione geografica, il destino della Corsica é rimasto intrecciato con quello della penisola italiana.
I primi insediamenti sull’isola risalgono all’alba del Neolitico. Ne è testimonianza il rinvenimento dello scheletro di un uomo, nell’area di Araguina-Sennola, presso Bonifacio, risalente, secondo le risultanze del metodo del radiocarbonio, a circa 6.570 anni fa, allorquando solo 40 km separavano la Corsica dalla penisola.
Si suppone che, in questo periodo, i primi abitanti siano giunti sull’isola per via marittima, attraversando l’arcipelago toscano.
Nell’Età del Ferro la Corsica conobbe un continuo movimento migratorio: numerosi scritti attestano, nel VI secolo a.C., il passaggio sull’isola di Libici, Iberi e Liguri, contestualmente alla partenza del popolo originario, che, sbarcato sulla penisola, avrebbe fondato la città di Populonia in Etruria.
Tra il 560 ed il 540 a.C. anche la Corsica fu interessata dalla massiccia colonizzazione greca nel bacino del Mediterraneo. La leggenda vuole che lo stesso Ulisse, sotto la pressione di Perseo, fosse sbarcato sulla costa di Alalia, l’antica città oggi conosciuta con il nome di Aleria. Del resto, lo attesta Erodoto, nel 535 a.C. Aleria era una città (la sola dell’isola) popolata dai Greci.
La presenza delle prime legioni romane, secondo lo storico bizantino Ioannes Zonaras (1042-1130), risale al 259 a.C. Nel 230 a.C., del resto, tale presenza era ben radicata sulla costa orientale, tanto che numerose risultano le incursioni delle truppe latine verso l’interno allo scopo, vano, di reprimere le rivolte degli autoctoni. Nel 221 a.C., infine, la Corsica e la Sardegna costituivano una sola provincia romana amministrata da un pretore. Restano tracce, risalenti a quest’epoca, delle città di Aleria e Mariana (oggi Biguglia).
I Romani confermarono la loro presenza in Corsica fino alla fine del terzo secolo d.C., allorquando l’isola divenne oggetto delle ripetute invasioni dei popoli barbari. La distruzione di Aleria, ad esempio, é attribuita alle scorribande dei Vandali nel V secolo d.C., prima dell’arrivo degli Ostrogoti.
I Bizantini, giunti poco dopo, sarebbero rimasti in Corsica per circa 200 anni, sfruttandone gli abitanti e le risorse naturali, per poi abbandonarla in assoluta miseria. Dopo la dipartita dei Bizantini, solo la Chiesa restava ad esercitare sull'isola un’autorità tutelare, valorizzando, in tal modo, l’eredità dei romani. Nel 725 d.C., peraltro, la Santa Sede riconobbe la legittimità dell'occupazione lombarda in Italia, sicchè pure la Corsica divenne oggetto di quella occupazione.
Il X e l’XI furono secoli di disperazione per i Corsi, sino ad un nuovo intervento della Santa Sede. Nel 1077 d.C. Gregorio VII investì Landolfo, Vescovo di Pisa, dell'amministrazione della Corsica. Successivamente, divenuta indipendente, la stessa città di Pisa governò sull’isola (senza interventi della Chiesa).
Il "periodo pisano" è ricordato come uno dei più felici per la Corsica: la Toscana costituiva, in quel momento, un centro di cultura fervente, tanto che la sua lingua sarebbe diventata la lingua dell'Italia intera. Sotto l'influenza dello spirito giusto e retto, che caratterizzava i signori pisani, la Corsica conobbe una rinascita spirituale e materiale. Le chiese di Mariana, di San Michele di Murato e della Santa Trinità di Aregno, unitamente alla cattedrale di San Fiorenzu, sono fulgida testimonianza delle vette artistiche del periodo, che si chiuse con l’insorgere del conflitto tra Pisa e la concorrente Repubblica di Genova e con il definitivo distacco della Santa Sede, impegnata nelle alterne vicende della contrapposizione tra guelfi e ghibellini.
La battaglia della Meloria (1284) decise la sorte della Corsica: Pisa fu sconfitta e la Corsica divenne genovese.
(Work in progress a cura della Dott.ssa Valentina Stoica)